Ravenna Tg

domenica 10 febbraio 2013

Ancisi: "Gli autocostruttori denuncino il Comune"

"Mi rifiuto che 700.000 euro, miei come di tutti i cittadini di Ravenna, passino dalle casse comunali a quelle di una banca, sia pure autodefinitasi Etica".

“Posso dimostrare – scrive Alvaro Ancisi, capogruppo in Consiglio comunale per Lista per Ravenna - che porta la data del 21 novembre 2009 la mia segnalazione scritta al Comune sullo stato fallimentare di gestione dei progetti di autocostruzione che, sotto l’egida del Comune stesso, erano in corso, tra cui più grave quello di Filetto.

 

Numerosi sono stati i miei solleciti verbali per ottenere chiarimenti e interventi, mai ricevuti. Presentai anche un’interrogazione al sindaco senza ottenere risposta. Sullo “scandalo di Filetto” misi nero su bianco e pubblicai, il 27 ottobre 2010, un documento intitolato: “autocostruttori ingannati e abbandonati rischiano di perdere tutto. responsabile anche il comune”.

 

Chiamato dagli autocostruttori stessi, ero stato io a reperire e a consegnare loro gli atti che documentano le responsabilità del Comune. Quando, in mancanza di un qualsiasi segno di interesse da parte del Comune, gli autocostruttori mostrarono di volersi arrendere, ero riuscito a farli incontrare con l’allora assessore alla Casa, Farabegoli, orientando l’amministrazione a chiedere un finanziamento a fondo perduto che servisse come base per rimettere in piedi il progetto di costruzione dei due edifici di Filetto.

 

Era infatti avvenuto, nel frattempo, il fallimento dell’associazione Alisei che avrebbe dovuto far fronte, coi soldi degli autocostruttori, poi spariti, ad ogni incombenza finanziaria, tecnica ed edilizia. Il contributo regionale, pari a 280.000 euro (ventimila per ogni autocostruttore), poté essere impegnato solo il 30 agosto 2011, quando ormai era poca cosa per riuscire a colmare la voragine in cui il progetto era stato sprofondato.

 

Ho apprezzato tutte le iniziative politiche e popolari che, successivamente, partendo dall’estate scorsa, sono state portate avanti per richiamare l’amministrazione comunale al suo dovere di risolvere la questione: un ordine del giorno dei 5 Stelle, la raccolta di 1.200 firme da parte degli autocostruttori, una grande mobilitazione sul web, l’occupazione per 89 giorni del cantiere da parte di alcuni autocostruttori.

 

Ma siccome conosco bene chi ci governa e come sia sordo ad assumersi le proprie responsabilità se non messo con le spalle al muro, dovetti assumermi l’ingrato compito di Cassandra, scrivendo: “Vi prenderanno per stanchezza”. Ora siamo al dunque. Il Comune si riprende il terreno concesso e gli autocostruttori saranno licenziati col versamento di 700.000 euro, l’80 per cento di quanto sono state valutati i resti degli immobili costruiti con le loro mani: soldi che non vedranno neppure perché saranno girati alla Banca Etica, presso cui già nell’agosto dell’anno scorso avevano maturato un debito di 1.245.000 euro. Un alloggio per loro? Niente altro che le ennesime generiche promesse d’impegno. Mettiamo pure in scena in consiglio comunale un altro ordine del giorno, si potrebbe fare anche una mozione, ma credo che, per smacchiare il giaguaro, serva altro.

IL COMUNE CON LE SPALLE AL MURO - Da tempo sostengo che gli autocostruttori - solo loro possono farlo - rivendichino i loro diritti e la refusione dei danni ricevuti non più solo per via politico-mediatica, ma giudiziaria. Solo in questo modo, a mio parere, possono riuscire a smacchiare il giaguaro.

 

Il Comune si è sempre rifiutato di agire a loro sostegno - come io proposi già dall’ottobre 2010 - per via legale. Ritengo che ora debba essere chiamato in causa esso stesso, sia sul fronte penale, che su quello civile. Lo inchioda la deliberazione del consiglio comunale n. 69984/241 del 4 novembre 2003, che, approvando il protocollo d’intesa tra il Comune ed Alisei per la realizzazione di progetti di autocostruzione in aree comunali di edilizia popolare in diverse località, tra cui Filetto, impegnava all’art. 1 se stesso “a sovrintendere, coordinare e vigilare in tutte le fasi la corretta attuazione del progetto di autocostruzione…a partecipare in qualità di presidente alla commissione da istituirsi per la selezione dei partecipanti al progetto di autocostruzione totale e alla formazione della conseguente graduatoria…a dare periodicamente informazione sull’andamento del progetto alla Commissione Consiliare di riferimento”.

 

I “fortunati” vincitori del concorso, selezionati da una commissione presieduta dal Comune, non potevano che fidarsi degli impegni assunti dal Comune attraverso un atto pubblico. Impegni di sovrintendenza, coordinamento e vigilanza in ogni fase del progetto e di relazione in commissione consiliare che, se esercitati tempestivamente, avrebbero evitato la deriva del progetto di Filetto contro gli scogli, ma che non sono stati benché minimamente mantenuti, neppure quando da me personalmente richiamati e sollecitati. Posso dimostrarlo.
 

Ci vuole un avvocato, che gli autocostruttori non possono pagarsi. Ma credo che questa città, dove esistono gli avvocati di strada o che si attivano per altre nobili cause sociali (per esempio il diritto di ricezione televisiva), sia in grado, se richiesta, di mobilitarsi al riguardo, se necessario anche attraverso un sostegno popolare.
 

Io, però, mi rifiuto che 700.000 euro, miei come di tutti i cittadini di Ravenna, passino dalle casse del Comune a quelle di una banca, sia pure autodefinitasi Etica, che potrebbe essa stessa non avere vigilato abbastanza sulla deriva finanziaria del progetto, in cambio di due immobili grezzi oramai degradati, non si sa come e a che prezzo recuperabili. Prometto, da parte mia, di presentare, se non ci saranno chiarimenti in tempi brevi, un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti perché valuti se questi soldi debbano essere pagati non già dai cittadini, ma di che eventualmente porti la responsabilità del danno erariale".